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Azienda 2017-11-24T17:23:32+00:00

PROFILO AZIENDALE

Passione per la natura e la Maremma Toscana

Fondata e gestita da Elisabetta Tommasoni, con il sostegno dei suoi due figli Filippo e Andrea, l’Azienda Agricola Poggio la Luna è situata nel cuore della Maremma Toscana, in un ambiente ancora incontaminato dove viti e ulivi sono coltivati senza pesticidi, e dove le api producono il loro prezioso nettare senza timore degli insetticidi.

L’azienda si trova vicino Scansano, nella D.O.C. Maremma Toscana, in una zona collinare non molto distante dal mare. Il terreno è complicato, quasi ostile, argilloso e sassoso, bisogna amarlo e concedergli molta attenzione e lavoro, ma poi ricambia. L’obiettivo aziendale è la valorizzazione del territorio stesso attraverso la qualità dei propri prodotti, ottenuta con una continua e costante ricerca, nel pieno rispetto della tradizione locale. In Poggio La Luna poi si rispetta la Natura, tutta. Per questo motivo si lavora secondo il metodo biologico (attualmente in conversione) nel massimo rispetto del suo ecosistema.

Nella tenuta, 18 ettari di cui 4 attualmente vitati, le viti sono allevate con il metodo biologico integrato da alcune pratiche in odore di “biodinamica” come ad esempio cercare di ricorrere il meno possibile all’uso di macchine, o l’inerbimento della vigna teso a valorizzare le sostanze organiche, e la biodiversità del terreno. Le uve provengono da due vigneti. Uno più antico, recuperato dopo un periodo di semiabbandono, dove dimorano Sangiovese, Canaiolo bacca nera e Ciliegiolo, ed uno più giovane dove si trovano Merlot e Petit Verdot. Oltre al vino in azienda si producono anche miele, olio extravergine di oliva, e grappa.

Elisabetta Tommasoni

Elisabetta Tommasoni

“Fin da bambina preferivo giocare nell’orto piuttosto che con le bambole. L’amore per le piante e gli animali non mi ha mai abbandonato e nonostante il mio lavoro mi tenesse in città il mio cuore è stato sempre rivolto verso la campagna. Finalmente nel 2012, mi sono trasferita definitivamente in maremma, a Scansano, dove ho cominciato ad allevare la vite, gli ulivi e le api. Oltre a circondarmi di animali: cani, gatti, asini, galline oche, e tanti altri. Certo, non è stato facile inserirmi in un ambiente prettamente maschile. La relazione con gli altri agricoltori l’ho dovuta conquistare sui campi. Dapprima c’era molta incredulità, scetticismo e forse anche un po’ d’ironia. Poi la caparbietà mi ha dato ragione.”

FILOSOFIA PRODUTTIVA

Il nostro lavoro in cantina

Sempre più spesso mi accorgo che una visione superficiale della vinificazione porta a sottovalutare l’importanza del lavoro svolto in vigneto e la salubrità dell’acino affidando la risoluzione di eventuali scompensi dell’uva ad una esasperata tecnologia in cantina. È l’approccio di chi è convinto che si possa migliorare il frutto della Natura con ogni mezzo disponibile. Noi a Poggio la Luna lavoriamo secondo l’etica della minima intromissione, guardando al patrimonio del terroir come decisivo nel formare il carattere del vino.

Il processo di vinificazione inizia quando gli acini vengono pressati o pigiati (a seconda se si vinifica in rosso o in bianco) e se ne estrae il succo. Il succo delle uve, con eventualmente le bucce ed i vinaccioli, si chiama mosto.

La condizione ideale è quella di mantenerlo incontaminato in attesa della sua fermentazione spontanea.

Noi interveniamo solo con moderate dosi di anidride solforosa per proteggere il vino e favorirne la conservazione. Un uso contenuto di solforosa infatti aiuta a stabilizzare il vino per farlo viaggiare, mentre in dosi eccessive opera una mummificazione del liquido impedendo ogni sua possibile evoluzione.

Il vino è un ecosistema vivente così complesso, e solo parzialmente esplorato, che il nesso tra azione e reazione, non può essere mai dato per scontato. Non è detto che l’aggiunta di anidride solforosa abbia sempre lo stesso prevedibile effetto, in alcuni casi anche una grande quantità non elimina lieviti o batteri dannosi, in altri casi piccolissime quantità sono sufficienti a realizzare una reale protezione del vino.

Ricorrere da subito, e nella fase di maturazione all’anidride solforosa è in genere indice di timore e scarsa fiducia nella sanità dei mosti, il momento migliore per intervenire è prima dell’imbottigliamento, così il vino supera il piccolo trauma dovuto al contatto con l’aria e potrà viaggiare per il mondo al sicuro da danno irreparabili.

Uva
Elisabetta Tommasoni in vigna
Vendemmia uva
Filippo de iorio
Francesco Rossi
Svinatura