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Azienda2018-11-11T20:02:26+00:00

I NOSTRI VALORI

Amore per la Natura e Passione per il Vino

La Fattoria Biologica  Poggio la Luna si trova tra SCANSANO e SATURNIA (GR) nel cuore della Maremma Toscana in un territorio ancora un po’ “selvaggio” dove le viti convivono felicemente con le api e dove non si fa uso di pesticidi.
Da noi solo i grappoli migliori diventano vino, l’obbiettivo aziendale è quello di portare nel bicchiere solo ciò che le piante hanno trovato nelle profondità del terreno  ed attraverso le foglie nell’aria pulita, nella pioggia e nel calore del sole.

Scansano si trova tra due fiumi l’Ombrone e l’Albegna in una zona della Maremma Toscana ancora incontaminata. In queste dolci colline i vigneti si alternano agli oliveti e cinghiali e caprioli sono gli eterni antagonisti dei vignaioli. Un territorio già abitato fin dai tempi degli Etruschi che indubbiamente avevano occhio nella scelta dei posti migliori per i loro insediamenti.

Nella tenuta, 18 ettari di cui 4 attualmente vitati, le viti sono allevate con il metodo biologico, integrato da alcune pratiche in odore di “biodinamica” come ad esempio seguire le fasi lunari per le lavorazioni del terreno e l’imbottigliamento dei vini. Ricorrere il meno possibile all’uso di macchine,  agevolare l’inerbimento della vigna teso a valorizzare le sostanze organiche, e la biodiversità del terreno.

FILOSOFIA PRODUTTIVA

Il nostro lavoro in cantina

Sempre più spesso mi accorgo che una visione superficiale della vinificazione porta a sottovalutare l’importanza del lavoro svolto in vigneto e la salubrità dell’acino affidando la risoluzione di eventuali scompensi dell’uva ad una esasperata tecnologia in cantina. È l’approccio di chi è convinto che si possa migliorare il frutto della Natura con ogni mezzo disponibile. Noi a Poggio la Luna lavoriamo secondo l’etica della minima intromissione, guardando al patrimonio del terroir come decisivo nel formare il carattere del vino.

Il processo di vinificazione inizia quando gli acini vengono pressati o pigiati (a seconda se si vinifica in rosso o in bianco) e se ne estrae il succo. Il succo delle uve, con eventualmente le bucce ed i vinaccioli, si chiama mosto.

La condizione ideale è quella di mantenerlo incontaminato in attesa della sua fermentazione spontanea.

Noi interveniamo solo con moderate dosi di anidride solforosa per proteggere il vino e favorirne la conservazione. Un uso contenuto di solforosa infatti aiuta a stabilizzare il vino per farlo viaggiare, mentre in dosi eccessive opera una mummificazione del liquido impedendo ogni sua possibile evoluzione.

Il vino è un ecosistema vivente così complesso, e solo parzialmente esplorato, che il nesso tra azione e reazione, non può essere mai dato per scontato. Non è detto che l’aggiunta di anidride solforosa abbia sempre lo stesso prevedibile effetto, in alcuni casi anche una grande quantità non elimina lieviti o batteri dannosi, in altri casi piccolissime quantità sono sufficienti a realizzare una reale protezione del vino.

Ricorrere da subito, e nella fase di maturazione all’anidride solforosa è in genere indice di timore e scarsa fiducia nella sanità dei mosti, il momento migliore per intervenire è prima dell’imbottigliamento, così il vino supera il piccolo trauma dovuto al contatto con l’aria e potrà viaggiare per il mondo al sicuro da danno irreparabili.

Uva
Elisabetta Tommasoni in vigna
Vendemmia uva
Filippo de iorio
Francesco Rossi
Svinatura